Riassunto
In gravidanza il fabbisogno di ferro aumenta per sostenere l'espansione dei globuli rossi materni, la placenta e la crescita del feto
In Italia, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti (LARN) indicano 27 mg di ferro al giorno in gravidanza, contro 18 mg per le donne in età fertile; l'eventuale integrazione va stabilita individualmente
Una carenza di ferro può manifestarsi con stanchezza, pallore, fiato corto, palpitazioni e vertigini; se progredisce può determinare anemia sideropenica.
La ferritina è particolarmente utile per valutare le riserve di ferro, mentre l'emoglobina contribuisce alla diagnosi di anemia
Il ferro bisglicinato è una forma chelata studiata anche in gravidanza per la sua efficacia e tollerabilità gastrointestinale, da assumere solo su consiglio del medico
La vitamina C accresce l'assorbimento del ferro, mentre tè, caffè e calcio assunti nello stesso pasto possono ridurlo
Durante la gravidanza è normale sentirsi più stanche. Il corpo sta affrontando cambiamenti importanti e il consumo di energia aumenta progressivamente.
Tuttavia, una stanchezza intensa e persistente non dovrebbe essere automaticamente attribuita alla gravidanza: in alcuni casi può essere uno dei segnali di una carenza di ferro.
Il ferro in gravidanza assume infatti un'importanza particolare. Questo minerale è necessario per produrre l'emoglobina, la proteina dei globuli rossi che permette il trasporto dell'ossigeno ai tessuti.
Nel periodo della gestazione deve inoltre sostenere l'espansione del sangue materno, lo sviluppo della placenta e la crescita del feto.
Il fabbisogno aumenta progressivamente e raggiunge circa 27 mg al giorno, rispetto ai 18 mg raccomandati per una donna adulta non in gravidanza [5]. Parallelamente, il feto deve costruire le proprie riserve di ferro in vista della nascita.
Per questo è importante controllare non soltanto l'emoglobina, ma anche le riserve di ferro dell'organismo, valutate principalmente attraverso la ferritina.
Una corretta alimentazione rappresenta il punto di partenza. Quando però viene diagnosticata una carenza, il medico può prescrivere un integratore di ferro, scegliendo dose e durata in funzione delle analisi.
In questa guida vedremo perché il fabbisogno aumenta, quali sono i segnali di una possibile carenza e come migliorare l'assorbimento del ferro durante la gravidanza.
Consiglio Nutripure: il Bisglicinato di Ferro, su consiglio del medico
Se le analisi evidenziano una carenza e il medico o l'ostetrica consigliano un'integrazione, il nostro Bisglicinato di Ferro offre:
14 mg di ferro per 2 capsule, pari al 100% dei valori nutritivi di riferimento (VNR)
ferro bisglicinato chelato Ferrochel®: il ferro bisglicinato è stato studiato anche in gravidanza per la sua efficacia e tollerabilità gastrointestinale
capsule vegetali da assumere lontano dai pasti, alla dose indicata dal medico (1-2 capsule al giorno)
il ferro contribuisce alla normale formazione dei globuli rossi e dell'emoglobina e al normale trasporto di ossigeno nell'organismo
In gravidanza e allattamento, dose e durata vanno sempre stabilite dal medico. Non è indicato in caso di emocromatosi o di ferritina elevata.
Sommario
Ferro in gravidanza: perché il fabbisogno aumenta?
Il fabbisogno di ferro aumenta perché durante la gravidanza l'organismo materno deve sostenere contemporaneamente le proprie necessità e quelle del bambino.
Una parte importante del ferro viene utilizzata per aumentare la produzione di emoglobina e globuli rossi materni. Il volume del sangue cresce considerevolmente durante la gestazione, permettendo di irrorare la placenta e garantire un apporto continuo di ossigeno e nutrienti al feto.
L'espansione del volume ematico può arrivare complessivamente a circa 1,5 litri di sangue in più rispetto al periodo precedente alla gravidanza. Parallelamente aumenta anche la massa dei globuli rossi, con una conseguente maggiore richiesta di ferro per la sintesi dell'emoglobina.
Una parte del minerale viene inoltre trasferita attraverso la placenta al feto.
Questo processo assume particolare importanza nel terzo trimestre, quando il bambino cresce rapidamente e accumula ferro nei propri tessuti, soprattutto nel fegato. Queste riserve contribuiscono a soddisfare il fabbisogno nei primi mesi dopo la nascita.
Il fabbisogno di ferro aumenta quindi progressivamente durante la gestazione. Per questo le riserve presenti prima della gravidanza possono influire sulla capacità della donna di affrontare l'incremento della richiesta senza sviluppare una carenza. [1]
Bisglicinato di Ferro
Ferro in forma bisglicinata, altamente biodisponibile e con buona tolleranza digestiva rispetto alle forme inorganiche. Potrebbe essere utile per chi fatica a coprire il proprio fabbisogno di ferro attraverso la sola alimentazione, in particolare sportivi, donne e persone con diete povere di fonti animali. In capsule, senza additivi inutili.
Sintomi e rischi della carenza di ferro in gravidanza (anemia gravidica)
In gravidanza, la carenza di ferro può causare stanchezza persistente, pallore, fiato corto e palpitazioni, ma nelle fasi iniziali spesso non determina sintomi evidenti. Il corpo può infatti utilizzare il ferro accumulato nei depositi, causando una diminuzione della ferritina mentre l'emoglobina rimane ancora entro valori normali.
Una diminuzione delle riserve può portare alcuni di questi effetti:
stanchezza persistente
pallore
fiato corto durante lo sforzo
palpitazioni
vertigini o sensazione di testa leggera
unghie fragili
Alcuni di questi sintomi potrebbero sovrapporsi ai normali cambiamenti della gravidanza. Proprio per questo la sola presenza di stanchezza non permette di diagnosticare una carenza di ferro: sono necessarie le analisi del sangue.
Se la disponibilità del minerale continua a diminuire fino a compromettere la produzione di emoglobina, può svilupparsi un'anemia da carenza di ferro, o anemia sideropenica.
Una carenza significativa non trattata può avere conseguenze sia per la madre sia per il bambino. L'anemia materna è stata associata a un aumento del rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita, soprattutto nelle forme più importanti. [2]
Per la madre, arrivare al parto con una concentrazione di emoglobina insufficiente significa inoltre disporre di minori riserve per affrontare la perdita di sangue associata al parto e può contribuire a una maggiore sensazione di stanchezza nel periodo post-partum.
Come interpretare le analisi: ferritina e sideremia in gravidanza
In gravidanza, la ferritina è il parametro più utile per valutare le riserve di ferro, mentre la sideremia da sola non basta: per valutare lo stato del ferro non è sufficiente osservare un singolo valore.
La sideremia indica la quantità di ferro presente nel sangue e trasportata principalmente dalla transferrina. È un parametro relativamente variabile e può cambiare in funzione dell'orario, dell'alimentazione e di altri fattori.
La ferritina fornisce invece informazioni sulle riserve di ferro accumulate nell'organismo, soprattutto nel fegato, nella milza e nel midollo osseo.
Durante la gravidanza occorre però considerare anche un fenomeno fisiologico: l'emodiluizione.
Il volume plasmatico aumenta infatti in misura maggiore rispetto alla massa dei globuli rossi. Di conseguenza, la concentrazione dell'emoglobina e l'ematocrito possono diminuire moderatamente anche senza una vera perdita di globuli rossi.
Questo fenomeno viene talvolta definito anemia fisiologica della gravidanza e diventa particolarmente evidente durante il secondo trimestre.
Per distinguere questa condizione da una reale carenza di ferro, il medico interpreta insieme emocromo, emoglobina, ferritina e altri parametri del metabolismo del ferro, invece di basarsi esclusivamente sulla sideremia.
Integratori di ferro in gravidanza: perché la forma chimica fa la differenza?
La forma chimica del ferro fa la differenza perché influenza assorbimento e tollerabilità digestiva, due aspetti importanti in gravidanza, quando nausea e stitichezza sono già frequenti. Quando l'alimentazione non basta e le analisi evidenziano una carenza, il medico può prescrivere uno degli integratori di ferro disponibili.
La quantità necessaria non è però uguale per tutte le donne. Dosaggio e durata devono essere definiti sulla base degli esami e delle indicazioni del professionista sanitario.
Solfato ferroso e disturbi gastrointestinali
Il solfato ferroso è una delle forme tradizionalmente utilizzate per correggere la carenza di ferro.
È efficace, ma gli integratori a base di sali ferrosi potrebbero provocare effetti indesiderati gastrointestinali, tra cui nausea, dolore addominale, bruciore, alterazioni delle feci e stitichezza.
La tollerabilità è particolarmente importante nel periodo della gravidanza, periodo in cui nausea e stipsi sono già presenti indipendentemente dall'integrazione.
Gli effetti gastrointestinali potrebbero inoltre rendere più difficile seguire regolarmente la terapia prescritta.
Ferro bisglicinato chelato
Un'alternativa è rappresentata dal ferro bisglicinato, nel quale un atomo di ferro è legato a due molecole dell'amminoacido glicina formando una struttura chelata. Questa forma è stata studiata anche in gravidanza per la sua efficacia e tollerabilità gastrointestinale [3].
In uno studio randomizzato condotto in gravidanza, 25 mg di ferro come bisglicinato sono risultati efficaci quanto 50 mg di ferro come solfato ferroso nella prevenzione della carenza di ferro e dell'anemia [3]. Questo risultato riguarda lo specifico protocollo studiato e non definisce un rapporto di dose valido per tutte le situazioni cliniche.
Nutripure utilizza questa forma nel suo Bisglicinato di Ferro, a base di ferro bisglicinato chelato Ferrochel®: una forma di ferro studiata anche in relazione all'efficacia e alla tollerabilità gastrointestinale.
Le forme di ferro a confronto
Come assumere il ferro in gravidanza: sinergie alimentari e consigli pratici
Per assorbire al meglio il ferro in gravidanza conviene abbinarlo a fonti di vitamina C e distanziarlo da tè, caffè e alimenti ricchi di calcio: anche il modo in cui viene assunto, infatti, ne influenza l'assorbimento.
La vitamina C, o acido ascorbico, accresce l'assorbimento del ferro. Contribuisce infatti a mantenere il ferro in una forma chimica più facilmente utilizzabile dall'intestino e può contrastare l'effetto di alcuni composti presenti negli alimenti che ne limitano l'assorbimento.
Per questo una fonte di ferro vegetale si può abbinare, ad esempio, ad alimenti ricchi di vitamina C come agrumi, kiwi, peperoni o pomodori.
Gli alimenti ricchi di ferro lo forniscono principalmente in due forme:
il ferro eme, presente negli alimenti di origine animale come carne e pesce, viene generalmente assorbito più facilmente
il ferro non-eme, presente in legumi, cereali, verdure a foglia verde, frutta secca e semi, presenta un assorbimento più variabile e maggiormente influenzato dalla composizione del pasto
Alcune sostanze possono invece ridurre l'assorbimento del ferro non-eme. Tra queste troviamo i polifenoli presenti nel tè e nel caffè e quantità elevate di calcio assunte contemporaneamente. [4]
Quando viene prescritto un integratore di ferro, può quindi risultare utile distanziarne l'assunzione da tè, caffè, latticini o integratori di calcio, seguendo le indicazioni ricevute dal medico.
Infine, il folato (vitamina B9) contribuisce alla normale emopoiesi e alla crescita dei tessuti materni in gravidanza, mentre la vitamina B12 contribuisce alla normale formazione dei globuli rossi. Il loro apporto deve quindi essere adeguato durante la gravidanza, insieme a quello del ferro.
Solfato ferroso e ferro bisglicinato a confronto in gravidanza
Solfato ferroso e ferro bisglicinato a confronto in gravidanza
| Criterio di valutazione | Solfato ferroso | Ferro bisglicinato chelato |
|---|---|---|
| Struttura molecolare | Sale di ferro tradizionalmente utilizzato nell'integrazione | Ferro chelato a molecole di glicina |
| Efficacia negli studi | Forma di riferimento Efficace nel correggere la carenza di ferro | 25 mg = 50 mg In uno studio in gravidanza, 25 mg di ferro sono risultati efficaci quanto 50 mg di ferro come solfato ferroso [3] |
| Tollerabilità digestiva | Può causare disturbi gastrointestinali, tra cui nausea, dolore addominale e stitichezza. | Generalmente ben tollerato Alcuni studi riportano una migliore tollerabilità rispetto al solfato ferroso [3] |
In gravidanza, chiedi sempre il parere del medico o del ginecologo prima di iniziare un'integrazione di ferro.
Ferro in gravidanza: alimentazione, integrazione e controlli devono lavorare insieme
Il maggiore fabbisogno di ferro è una conseguenza fisiologica della gravidanza. L'organismo materno deve aumentare la produzione di globuli rossi, sostenere la placenta e contemporaneamente fornire al feto il ferro necessario alla crescita e alla formazione delle proprie riserve.
Un'alimentazione varia e ricca di fonti di ferro rappresenta quindi la prima base su cui lavorare.
La vitamina C accresce l'assorbimento del ferro, mentre tè, caffè e quantità elevate di calcio assunte contemporaneamente possono interferire con il suo utilizzo.
Quando viene identificata una carenza di ferro, l'integrazione permette di aumentare l'apporto del minerale.
Forme come il ferro bisglicinato possono offrire un vantaggio soprattutto in termini di tollerabilità gastrointestinale. È la forma scelta per il Bisglicinato di Ferro Nutripure, da assumere in gravidanza solo su consiglio del medico, che ne stabilisce dose e durata in base alle analisi.
Domande frequenti sul ferro in gravidanza
Quanto ferro serve in gravidanza?
Secondo i LARN, l'assunzione di riferimento in gravidanza è di 27 mg di ferro al giorno, contro 18 mg per le donne in età fertile [5]. L'eventuale integrazione, invece, va stabilita dal medico in base alle analisi.
Quando conviene assumere il ferro in gravidanza?
Segui sempre le indicazioni del medico. In generale il ferro si assorbe meglio lontano dai pasti e da tè, caffè e latticini, insieme a una fonte di vitamina C; se provoca disturbi digestivi, il medico può suggerire di assumerlo durante un pasto leggero.
Come aumentare il ferro in gravidanza con l'alimentazione?
Puntando su fonti di ferro eme (carne e pesce ben cotti) e non-eme (legumi, cereali integrali, verdure a foglia verde), abbinate a frutta e verdura ricche di vitamina C. Se le analisi mostrano una carenza, però, l'alimentazione da sola può non bastare: trovi altri consigli nella nostra guida su come far alzare il ferro.
Il ferro bisglicinato si può assumere in gravidanza?
Sì, il ferro bisglicinato è stato studiato anche in gravidanza: in uno studio randomizzato, 25 mg di ferro in questa forma sono risultati efficaci quanto 50 mg di ferro come solfato ferroso nella prevenzione della carenza [3]. Come ogni integratore di ferro, in gravidanza va assunto solo su consiglio del medico.
Fonti:
[1] Means RT. Iron Deficiency and Iron Deficiency Anemia: Implications and Impact in Pregnancy, Fetal Development, and Early Childhood Parameters. Nutrients. 2020;12(2):447. PMID: 32053933.
[2] Benson AE, et al. The incidence, complications, and treatment of iron deficiency in pregnancy. Eur J Haematol. 2022;109(6):633-642. PMID: 36153674.
[3] Milman N, Jønsson L, Dyre P, Pedersen PL, Larsen LG. Ferrous bisglycinate 25 mg iron is as effective as ferrous sulfate 50 mg iron in the prophylaxis of iron deficiency and anemia during pregnancy in a randomized trial. J Perinat Med. 2014;42(2):197-206. PMID: 24152889.
[4] Zijp IM, Korver O, Tijburg LBM. Effect of tea and other dietary factors on iron absorption. Crit Rev Food Sci Nutr. 2000;40(5):371-398. PMID: 11029010.
[5] SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana). LARN: Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana. V revisione.